Briciole di Pattin

Cari amici di Blog Notes, dopo tanto tempo il condominio si rianima per trattare un tema serio. Come da nostra abitudine avremmo voluto dibattere, litigare, divertendoci e divertendovi come sempre, scontrarci ma, stranamente, tutte proprio tutte, ci siamo trovate concordi sul modo di affrontarlo e chi poteva farlo meglio della Dottoressa Pattin, sessuologa e psicologa, che di questo argomento ha fatto la sua ragione di vita? Stranamente ha deciso di far sentire la sua voce mettendo da parte la sua innata prosopopea e calandosi nei panni dei tanti pazienti sofferenti per amore o immolati ad un sogno travestito da un sentimento che, invece, non gli appartiene. Con amara dirompenza la cattedratica tratterà del “non amore” che, spesso, da spiriti romantici trasfiguriamo, rifiutandoci di vedere la cruda realtà. Cedo la parola alla Pattin.

Dottoressa Pattin: Cari pazienti, non so quante volte vi sia capitato, a me tante, devo ammetterlo mostrando tutta la mia umana fragilità, di amare per il puro piacere di farlo, senza chiedere nulla in cambio, gioendo delle briciole, assaporando ogni attimo, godendo di ogni ora rubata, rivivendola in tutti i giorni di silenzio del nostro oggetto-soggetto d’amore, in attesa di un altro incontro per ri-nutrirci, donarci con tutta la nostra gioia di vivere e leggerezza, illudendoci di lasciare almeno una piccolissima traccia. Passano così i giorni, i mesi, un anno…

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Un anno che, per chi è follemente innamorato, pur sapendo di non essere ricambiato, è colmo di significati e significanti: dalle canzoni, agli odori, dai ciao, alle faccine, perché tutto, anche le inezie, diventano mattoncini di un castello costruito sulla sabbia. Il punto chiave è che si è consapevoli di vivere un rapporto a senso unico, ma quando ci si ritrova assieme, se non si fosse certi che l’altro nulla sente, ci si potrebbe illudere di avere scalfito, anche se leggermente, quella corazza, creando “affezione”, una dolce disposizione nei nostri confronti. Invece, all’infuori di quei momenti, ci si riscopre, e per l’ennesima volta, ad essere fantasmi per qualcuno che, per noi, è magnifica presenza. Mi è venuta in mente, a proposito dell’accontentarsi delle briciole, la poetica immagine dell’uccellino che se ne ciba perché qualcuno, amorevolmente, gliele ha lanciate o perché da solo le ha trovate. L’innamorato non amato trova da sé le molliche e le gusta come se fossero una prelibatezza, perché per lui lo sono.

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Poi avviene qualcosa che fa cadere il velo di Maya e la realtà in tutta la sua durezza si appalesa. Capite, di colpo, quello che avreste dovuto avere ben chiaro e cioè che per l’altro non esistete, che se siate o meno nella sua vita è la stessa cosa; che vi nega l’esistenza perché non “albergate” dentro di lui e non avete penetrato le pieghe della sua anima. E un’altra immagine, ben più dolorosa, appare: quella di un mendicante che rovista nella spazzatura, prendendo gli avanzi e assaporandoli come se, anche questi, fossero delizie. La differenza è che, rispetto all’immagine precedente, questa vi colpisce, vi ferisce, vi sferza, vi trapassa il cuore perché quella figura ha il vostro volto e vi rendete conto di avere toccato il fondo.

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Cosa fare? Sarebbe troppo facile dire: “Cancellate, allontanate, annullate chi non vi ama perché non vi merita”. La realtà, purtroppo, è che chiudere anche una “pseudo-storia” è molto doloroso per gli uomini e le donne per cui un anno è del tempo passato assieme, anche se in modo “altro”; è un volto che non si rivedrà e un tempio che non si varcherà più; un benessere illusorio, ma in quelle ore reale, che non si ripeterà. E di nuovo fa capolino la domanda: “Cosa fare?” Amarsi un po’ di più, con la certezza che a lui, a lei, “non piacevamo abbastanza” e che nulla di quanto avremmo potuto dire o fare, nessuna ulteriore rinuncia, avrebbe cambiato questa mancanza di trasporto. Cosa resterà? In chi ha amato, un sentimento duro a morire che, credetemi, piano piano si affievolirà e nell’altro, invece,  nulla, perché nulla eravamo.

Nei momenti di malinconia e debolezza ripetete le parole della meravigliosa canzone “Nuddu è di nuddu” di Olivia Sellerio che dice: “Nuddu è di nuddu e nuddu m’avi, ma m’impristavu a tia… Nuddu m’avi, nuddu m’avi, ma Tu avisti a mia”.

Vostra Dottoressa Pattin

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